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Una vita da soprano spinto
Di Quirino Principe

Subito dopo la Seconda guerra mondiale, fu difficile udire o leggere di scienziati, atleti, scrittori, registi nati in Germania o in Austria, fosse rimozione o autocensura o convinzione che là tutto fosse finito, e che la cultura venisse da altre terre, da tutte ma non da quella. Se ne lamentarono, tra il 1945 e il 1949, Hannah Arendt e Karl Jaspers. Ma in tema di musicisti, i non tedeschi continuarono a destreggiarsi nel dire schw e tsch e ö e äu e zw. Quasi nessuno nominava Heidegger o Heisenberg, soppiantati da Sartre e da Eddington, ma rimasero sonanti i nomi di Furtwängler e di Knappertsbusch. Quello di Karajan proprio allora cominciò a squillare, trascinandosi dietro quello di una dea, Elisabeth Schwarzkopf, la cui grazia rendeva agevoli a pronunciarsi i fonemi iperconsonantici. Il nome di Furtwängler apriva la via a Elisabeth Höngen e Kirsten Flagstadt; nel 1950 la Scala ospitò il primo Ring del dopoguerra, e quasi non si parlava d'altro, alla Rai ("oh, les beaux jours!"). Allora, uscendo dall'infanzia, udimmo nominare Martha Mödl, che stava ai ruoli di Isolde o di Kundry come la Flagstadt stava a Brünnhilde e la Schwarzkopf alla Marschallin. La Mödl, nata a Norimberga il 22 marzo 1912, non bellissima (un volto da film espressionista), conobbe la gloria negli anni Cinquanta, toccando il vertice dell'ufficialità quando cantò nella Frau ohne Schatten alla reinaugurazione della nuova Opera di Monaco nel 1963. Nel 1976 cantò ancora a Vienna nella prima di Kabale und Liebe di Gottfried von Einem. Nel 1978, a Gandersheim, recitò nella Casa de Bernarda Alba di Federico García Lorca. A Thomas Voigt, giomalista maieutico, ella narra di sé e del suo tedesco far musica. 11 libro originale, So war mein Weg, è uscito nel 1998, quando l'intervistata aveva 86 anni. "Non la rappresentazione oggettiva di una vita di cantante, ma lo sguardo retrospettivo e soggettivo della Martha Mödl di oggi", è l'intento di Voigt, che incrocia all'intervista documenti rari, come il ritratto che della cantante fa Wieland Wagner ("Il timbro scuro, "boemo" della Mödl la destina alle cosiddette parti da soprano drammatico spinto..."). E Wieland le scnsse, in una dedica, parole che si dicono soltanto per amore, non per giudizio critico: "Keine wie du!" Una donna felice, rattristata soltanto dal non aver saputo imparare qualche lingua straniera, e capace di ridere sgangheratamente durante uno spettacolo, senza controllarsi, come quando a colonia, in Mahagonny, il cantante suo partner aprì il cofano di una Topolino, sul davanti (il motore era dietro), osservando il bagagliaio e dicendo: "Il motore non va". Benemerita l'Ariele, che pubblica sempre libri rari su argomenti introvabili, oltre all'ammirevole collana di libretti d'opera. Lodevole la traduzione; peccato che alla fine, nelle pagine di cursus honorum, al traduttore sia scappato un "Genf". In italiano si dice "Ginevra".

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