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Martin Walser: Sulla giustificazione, una tentazione

RECENSIONI
Martin Walser
Sulla giustificazione, una tentazione
a cura di Francesco Coppellotti
ISBN 88-97476-31-3
pp. 160 - Euro 15,00


Un volta la cosa più importante era essere giustificati. Gli Stati si legittimano con le leggi. I governi con le elezioni. Ma il singolo? Per esempio Josef K. nel Processo di Franz Kafka. Per Martin Walser, il più grande scrittore tedesco vivente, il libro è il “romanzo di un’indagine della coscienza, di una ricerca della giustificazione”, così come Josef K. è per lui l’ultimo eroe del romanzo che vive la mancanza di giustificazione come dramma e in esso perisce: “Se mangerai di questo frutto indubbiamente morrai… Se dopo aver acquisito questa conoscenza vorrai perseguire la vita eterna dovrai distruggere te stesso che sei l’ostacolo…” Da lungo tempo nei confronti di tutto ciò noi viviamo senza il bisogno della giustificazione, anzi, anche senza interrogarci su di essa. La giustificazione viene sostituita dall’aver ragione. Che ci basti aver ragione, pensa Martin Walser, è un impoverimento. Per chiarire a tutti noi quello che abbiamo perduto, egli ritorna al passato: da Kafka ad Agostino; a Lutero, Calvino e Max Weber; a Nietzsche e Karl Barth, nel confronto con i quali il libro trova il suo culmine. “Senza di essi”, egli dice, “potrei addormentarmi. Ho bisogno però di tutti e due per risvegliarmi da questo e da quel torpore.” Sulla giustificazione è esplorazione della coscienza e ricerca, avvicinamento a modelli e maestri, per arrivare attraverso “movimenti seduttivi del linguaggio” alle domande decisive della vita, della fede e dello scrivere. O almeno ad intuire ciò che manca: “Il mondo nel modo più profondo non ci corrisponde… Abbiamo parole con cui reagiamo al nostro non-sapere, con cui corrispondiamo al nostro non-sapere… Scrivere significa corrispondere ad un mondo che non ci corrisponde. Scrivendo rispondiamo ad una mancanza. Ci viene in mente quel che ci manca… Quanto più necessario sarebbe Dio: ora diventa tanto più chiaro che egli consiste soltanto di linguaggio. Invece di qualcosa abbiamo parole.”

Francesco Coppellotti, nato il 4 luglio 1940 a Belluno, si è laureato nel 1965 a Torino con una tesi sulla escatologia di Rudolf Bultmann. Dal 1966 al 1970 ha studiato a Tübingen filosofia, teologia evangelica e teologia cattolica con Ernst Bloch, Gerhard Ebeling, Ernst Käsemann, Hans Küng. Ha curato l’edizione italiana di testi di Ernst Bloch, Gerhard Ebeling, Alfred Sohn-Rethel, Helmut Reichelt, Albert Schweitzer, Alfred Bäumler, Ernst Nolte. Di Martin Walser ha tradotto in italiano: La banalità del bene (Ed. di Ar), Morte di un critico, I viaggi di Messmer, L’istante dell’amore, Una zampillante fontana, Un uomo che ama, La cavalcata del sangue-Muttersohn (tutti ed. Sugarco).

 

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