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IL GIORNALE, Lunedì 18 novembre 2002

L'epopea crudele di una civiltà
Di Luigi Mascheroni


Tradotti per la prima volta in italiano i "Purananuruª, equivalenti, nell'antica India meridionale, di “Iliade” ed “Eneide”. Parla Emanuela Panattoni, curatrice della raccolta.


Poesia di eroismi e combattimenti, di battaglie e nemici, di guerrieri e di re. Sono i Purananuru , raccolta di poesie eroiche dell'India tamilica che è stata codificata in forma definitiva attorno al XII-XIII secolo (ma comprende testi di epoca molto precedente, databili fra il II-I sec. a.C e il III-IV d.C.) e annovera contenuti tra i più antichi della poesia tamil classica. 1 compilatori sono rimasti anonimi. È stato detto che la letteratura tamil può essere considerata fra le più belle del mondo. Da noi purtroppo è assolutamente sconosciuta. Oggi i Purananuru escono per la prima volta in traduzione italiana, con testo tamil a fronte, per la cura di Emanuela Panattoni (una delle pochissime persone in Italia a sapere leggere il tamil classico), docente di Lingue e letterature dravi­diche all'Università di Pisa: Purananuru. Quattrocen­to poesie di guerra (Anele, pagg. 376, euro 29, tel.02/55182411).

Professoressa Panattoni, i Purananuru sono uno spac­cato del mondo tamil antico: che tipo di società era?

“I Purananuru ci presentano una società complessa perché le poesie sono cronologica­mente disparate e descrivono strutture sociali differenti quanto a epoca e diverse anche su base geografica e locale. In generale si può parlare di una società con stra­tificazioni, ma non con strutture castali chiare come nell'India set­tentrionale. Appare già avanzata la fusione con la tradizione, anche religiosa, e la cultura settentriona­le, sanscrita in particolare, di cui il sud dell'India ha sentito molto l'in­flusso. Tuttavia la fusione non omogenea: i luoghi più isolati, come le montagne, veniva­no meno a contatto con gli influssi settentrionali, mantenevano mag­giormente tradizioni arcaiche, mentre l'am­biente urbano, meno conservatore, era più ri­cettivo. Vi erano infatti anche numerosi stranie­ri, detti Yavanar, "Ioni" - greci e romani - de­scritti come parte integrante della società: mer­canti che arrivavano su belle navi, portando merci di valore e le ambite monete romane d'oro, ma anche soldati o artigiani. Le donne erano in primissimo piano: anche nel contesto della guerra le figure femminili sono tante, e tante sono le poetesse che la cantano”.

Queste poesie raccontano di guerre, carnefi­cine, riti cannibalici. Era una società cosÏ violenta?

“Molto della poesia dei Purananuru é di gran­de durezza e crudeltà. Ma non più di qualsiasi altra letteratura di ogni tempo o paese che ab­bia per tema la guerra. Certo, lo spirito eroico tamil apprezzava coraggio e valore, esaltava il combattimento, e nella tradizione letteraria ta­mil c'è anche il gusto della descrizione trucu­lenta, l'ammirazione degli aspetti cruenti co­me "belli", ma spesso il tutto é sdrammatizzato da toni ironici e grotteschi. Si parla sÏ del sacrificio alla fine della battaglia, con la preparazione di raccapricciante cibo umano, ma non é mai descrittala reale consumazione, probabilmente solo simbolica e rituale. Così diavoli e diavolesse che infestano i campi di battaglia sembrano adombrare solo bardi e poeti, anche donne, presenti e coinvolti in attività collaterali alla guerra, come l'incitamento dei soldati o la cura dei feriti. Non tutte le poesie dei Purananuru descrivono atrocità: vi é esaltata anche la dolcezza, e il guerriero può e deve essere uomo di tali sentimenti”.

Cosa rappresentava il guerriero?

“Rappresentava l'individuo tamil antico nel suo più importante modo di mettersi in relazione con gli altri, con 1'"esterno", il puram, che dà il nome alla poesia eroica. La figura del guerriero coincide spesso con quella dell'uomo "migliore", il grande e il nobile. Naturalmente doveva possedere le qualità della forza e dell'eroismo, ma anche altre qualità morali: il senso dell'onore e della gloria, e quello della vergogna da provare venendo meno ai propri doveri o mostrando viltà. Aveva controparti femminili nelle intrepide donne di antiche famiglie guerriere: madri, mogli, figlie incrollabili nella volontà di seguire la via dell'eroismo”.

E il poeta e il bardo?

“Bardi e poeti sono gli artisti professionisti, di vario tipo e situazione sociale. Rappresentano la cultura, la creazione e la trasmissione di essa, la sapienza e la saggezza. Sono i media del tempo, che tramandavano le imprese e la gloria di un patrono. Potevano trasmettere nel tempo e rendere eterno il ricordo di un eroe, ma anche consegnarlo alla posterità come individuo spregevole. Erano quindi detentori di grande potere (talora ne approfittavano diventando minacciosi nel chiedere doni!), anche se, con qualche eccezione, erano di bassa condizione, spesso poverissimi. Più modestamente, affiancavano nella vita quotidiana la gente comune servendo da messaggeri, anche d'amore, da allontanatori di forze malefiche, da intrattenitori anche nelle pubbliche piazze. Per i capi e i re, potevano essere ambasciatori, consiglieri fidati, amici fedeli fino alla morte”.

I confini storico-geografici della cultura tamil?

“I confini geografici all'epoca del Sangam sono all'incirca quelli che comprendono gli attuali Stati indiani del Kerala e del Tamilnadu. I primi testi a noi pervenuti sono dei secoli II-I a.C.: le raccolte poetiche del Sangam e le prime due sezioni della grammatica detta Tolkappiyam. Qui sono però contenuti molti elementi appartenenti alla tradizione precedente, preletteraria. II Sangam prosegue poi fino ai secoli III-IV d.C.. La cultura e la lingua tamil si sono affermate anche nella parte settentrionale dell'isola di Sri Lanka, in seguito a insediamenti di coltivatori di riso, agricoltori, soldati. Oggi fl tamil si ritrova in India nello Stato del Tamflnadu, nel nord di Sri Lanka e in comunit‡ tamiliche sparse in molte parti del mondo, come a Singapore”.

Quali sono le affinità e le differenze tra la poesia tamil “classica” e la poesia occidentale dello stesso periodo?

“Difficile stabilire confronti di questo tipo in contesti tanto diversi. I temi eroici e di guerra sono cari a entrambe le tradizioni letterarie, e così quelli d'amore, naturalmente. Vengono alla mente, in Occidente, i lirici greci, Archiloco, poeti come Catullo e Tibullo, da accostare alla poesia tamil di guerra e d'amore espressa in componimenti brevi e costruiti con immagini evocative e immediate. Per la guerra e la tradizione eroica, l'Iliade e 1'Eneide, soprattutto concettualmente: ma le disparità, cronologiche, soprattutto nel caso dell' Iliade , sono enormi”.

Cosa ci può insegnare l'antica poesia tamil?

“Ci insegna a rivalutare il senso dell'onore e del dovere, e quello della vergogna, e il valore del coraggio e dell'impegno in ogni circostanza della vita quotidiana. Proclamando la terribile grandezza e bellezza del guerriero, paradossalmente proclama anche la pace, la concordia, e l'amicizia. Ci insegna anche che la dissennatezza può essere un pregio: nei doni incondizionati, eccezionali e persino eccessivi, nel compiere gesti straordinari, nei sentimenti che superano i confini della vita stessa. la follia può essere una virtù, o addirittura un dovere: è bene essere e mostrarsi pazzi - dicono i poemi profani del Sangam - per amore del prossimo, come è bene essere pazzi per amore di Dio. Infine, l'uomo è considerato il centro dell'universo. Però non se ne deve inorgoglire, ma deve trarne la consapevolezza che solo le sue qualità determinano quella sua situazione: così il mondo esiste grazie ai migliori”.

luigi.mascheroni@ilgiornale.it

Esempio di antico canto tamil:

Se questo mondo esiste, è perché esistono persone che, anche se il loro cibo fosse l'ambrosia degli dèi, non lo mangerebbero gustandolo da soli. Persone che non hanno avversioni, né hanno ignavia, pur temendo ciò che temono gli altri. Per la gloria sono disposti a dare anche la vita, ma rifiuterebbero il mondo se l'ottenessero col disonore. Non hanno trascuratezze, ed essendo gente siffatta, non si adoprano per sé ma si adoprano per gli altri con eroiche imprese.
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