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LETTERATURA TAMIL
Inni dei Nayanmar

RECENSIONI
Inni dei Nayanmar
Testi tamil di devozione scivaita
a cura di Emanuela Panattoni
ISBN 88-86480-83-3
pp. lxxiv+260 - Euro 30,00


Immersi nel mito e nella leggenda, e difficili, se non impossibili, da inquadrare storicamente, sessantatré grandi devoti e devote sono, a partire dal IX sec. d.C., al centro della tradizione e della mistica scivaite dell'Inda meridionale tamil: chiamati Nayanmar (Capi, Guide), ebbero tale titolo per la straordinaria devozione e dedizione a Shiva e per l'agire eccezionale in suo onore, talora fuori di ogni convenzione e limite, che li hanno resi da sempre ammirati, amati, celebrati e venerati. Essi hanno lasciato in eredità l'esempio della devozione estrema, ma sette di loro – Campantar, Appar, Cuntarar, Aiyatikal Katavarkon, Ceraman Perumal, Tirumular e Karaikkalammaiyar, l'unica donna – sono figure speciali, poiché ci hanno tramandato non solo la testimonianza di vite e vicende segnate sempre dall'amore per Shiva, ma anche mirabili componimenti poetici: databili fra il VI e il IX sec. d.C., sono i "Cantori del Supremo", e la loro poesia ebbe e ha un'importanza primaria nello scivaismo dell'India meridionale.
Le loro opere – raccolte come parte principale nella grande epitome canonica del Tirumurai,"La sacra raccolta" – continuano a essere cantate nei templi durante le cerimonie pubbliche e i riti quotidiani. Considerate il Veda tamil e ispirate dal dio stesso, sono altamente letterarie, eleganti, prosodicamente ricercate, elaborate nella forma e nella struttura, e sovente riprendono la poesia classica tamil d'argomento d'amore e d'eroismo fiorita fra il III sec. a.C. e il III-IV d.C.: adattandola però al discorso mistico e inserendovi la categoria della devozione.
Ma gli inni dei Nayanmar sono soprattutto atti d'amore per il dio, che ne è al centro come unica realtà esclusiva e assoluta, e vogliono muovere all'amore per lui – a sua volta identificato coll'amore medesimo – come testimonianze di esperienze mistiche indicibili rese intuibili a tutti. Volti alla celebrazione e alla lode di Shiva, delle sue imprese mitiche e dei templi e santuari sue sacre dimore, proprio ai luoghi santi sono specialmente legati, alle località predilette dal dio dove egli è ritenuto abitare e dove lo si può visitare e contemplare. Così i Nayanmar poeti, quasi tutti, si distinguono per i pellegrinaggi in quei luoghi e sono i creatori d'una sacra geografia templare, vere guide, in senso spirituale e letterale, degli altri devoti. Tracciando una peculiare, santa mappa dell'India meridionale, contribuirono all'unificazione della popolazione tamil, che ritrovava nei poemi la propria lingua e cultura, e il comune amore per la terra tamilica e il suo eccelso abitatore, rivestito nei versi d'una patina di colore locale. La loro poesia è diversa e varia, con specifici modi di dialogo col dio e di espressione della devozione, compendiata nella contemplazione estatica di Shiva e manifestata nel servizio, materiale e spirituale, reso a lui e ai suoi seguaci e considerato la più vera ascesi. E diversi essi si rivelano nelle personalità, in cui tutto si ritrova: capaci di sublimi realizzazioni mistiche, intellettuali e filosofiche, pazzi d'amore per un dio che è pazzo d'amore per loro, pur sono tormentati da passioni terrene, fieri, arroganti talora, ribelli, e combattivi contro gli avversari religiosi.
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