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Charles Freeman: La fine del pensiero occidentale

Quando politica e fede fecero crollare la sapienza dei sapienti di Corrado Augias

La benemerita casa editrice Ariele manda in libreria un bel saggio di Charles Freeman dal titolo La fine del pensiero occidentale, ovvero, come spiega il sottotitolo: il sorgere della fede e il crollo della ragione. Posta in questi termini la tesi può sembrare azzardata, come sempre accade quando si tenta di comprimere dentro uno schema un momento complesso della storia quale fu il passaggio dal mondo greco-romano al mondo cristiano. L’autore (1947, inglese) è archeologo e appassionato studioso del mondo antico. La tesi di fondo del saggio si può riassumere così: la tradizione intellettuale greca non perse vigore fino a scomparire; essa fu invece distrutta, nel IV e V secolo, dalle forze politiche e religiose e dall’autoritarismo del tardo impero romano. Il racconto, appassionante, si snoda attraverso personalità, opere, momenti emblematici. Rende l’idea uno dei primi esempi citati. Si tratta del grande affresco che si trova nella cappella Carafa, chiesa romana di Santa Maria sopra Minerva. Si vede un monaco domenicano nell’atto di schiacciare sotto i piedi un vecchio che stringe una specie di insegna con scritto «La sapienza vince la malizia». Quel monaco è il grande teologo Tommaso d’Aquino, il “doctor angelicus” che tentò il raccordo tra la filosofia greca e la dottrina cristiana. Importante è soprattutto un altro cartello, quello che Tommaso stesso stringe nella sinistra: «Sapientiam sapientum perdam», distruggerò la sapienza dei sapienti. Ecco, scrive Freeman, qui il fondatore della Scolastica mostra come la fede guadagni preminenza sulla ragione; poco conta la sapienza umana poiché ogni conoscenza viene da Dio. La tesi diventerà più netta nella durissima visione di Agostino. Che arriverà a sostenere che la mente umana, gravata dal peccato originale, sia incapace di pensare autonomamente. In definitiva, conclude l’autore, non è stata la nascita della scienza a sfidare il concetto cristiano di Dio bensì il contrario: fu il cristianesimo a sfidare una tradizione di pensiero scientifico che aveva avuto in Grecia, in particolare nel V secolo a.C., il suo punto di massimo sviluppo. Naturalmente una tesi affermata con tale nettezza si presta a qualche obiezione. Per esempio il fatto che furono proprio i monaci cristiani a salvare, trascrivendoli, i testi classici. Ma un conto è preservare, un altro alimentare una corrente di pensiero, scrive l’autore. La tesi può essere o no condivisa; resta comunque la forza evocativa dei fatti, il fascino del racconto.

Corrado Augias - “Venerdì” di Repubblica, 6 Gennaio 2017

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