Oltre i campi, dove la terra è rossa
Canti d’amore e d’estasi dei Bául del Bengala
A cura di Fabrizio Ferrari
(letteratura indiana)
2002, pp. 160
isbn: 978-88-86480-73-3
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Simbolo vivente della religiosità popolare del Bengala, i bául manifestano attraverso i loro canti il desiderio di unione con l’Assoluto che esiste innato in ogni uomo. Essi sono cantori mistici di provenienza sia hindu che musulmana e il loro percorso spirituale è improntato su una filosofia non dualista che affonda le sue radici nelle tre maggiori religioni indiane (induismo, buddhismo e Islam) e nelle scuole esoteriche ad esse collegate. Poiché l’essenza divina risiede in ogni uomo, i bául attraverso un comportamento apertamente antisociale che li ha resi famosi come “i folli di Dio”, abbattono i confini della casta e della religione stessa indicando l’umanità intera come un’entità unica e il corpo umano come il microcosmo in cui si riflette l’opera di Dio. In base a questo principio, l’uomo diviene il tempio entro il quale va ricercata la Verità universale che si manifesta nell’Uomo del Cuore (manermánus), l’aspetto immanente di Dio attraverso cui viene compresa la purezza dell’amore della creatura per il suo Creatore. La pratica spirituale dei bául è strettamente legata al rito erotico che, una volta reso scevro da ogni desiderio terreno, mira a sublimare l’unione fisica tra uomo e donna, simbolo della dualità terrena, nel sentimento mistico che unisce amante e Amato. Influenzati dalla produzione lirica propria del sufismo e delle correnti devozionali visnuite, i bául hanno prodotto (e continuano a produrre) mirabili esempi di poesia mistica popolare attraverso l’uso di delicate immagini poetiche, di una lingua criptica ad uso degli iniziati e di un fraseggio musicale che prendendo spunto dai raga più popolari della tradizione classica indiana, evoca il lamento dell’anima che anela all’annullamento in Dio.
Fabrizio Ferrari è nato a Venezia nel 1974. Laureatosi nel 1999 in Lingue e Letterature Orientali presso l’Università degli Studi di Ca’ Foscari a Venezia, si occupa di lingua e letteratura bengali dal 1997. Particolarmente interessato ai culti sincretistici del Bengala e alla letteratura puranica bengali del periodo medievale, attualmente sta svolgendo un dottorato di ricerca (Ph.D.) presso la School of Oriental and AfricanStudies di Londra.