Tre rivoluzioni della libertà
Inghilterra, America, Francia
- Autore: Raynaud Philippe
Traduzione di Viviano Cavagnoli
(saggio – storia, filosofia)
2019, pp. xii + 326
isbn: 978-88-97476-43-6
€ 24,00 - 5% € 22,80
Tre Rivoluzioni della libertàpropone gli elementi di una storia politica comparata delle tre grandi tradizioni politiche – inglese, americana e francese – da cui è nato il mondo della «democrazia liberale».
La via inglese dev’essere compresa anzitutto a partire dalle particolarità del diritto inglese, che ha dato luogo a un tipo originale di razionalizzazione del diritto e del potere statale. Essa si esprime anche attraverso una storia religiosa originale e la scoperta precoce di ciò che le divisioni partigiane avrebbero prodotto in una società libera.
Dopo Toqueville, gli Stati Uniti appaiono classicamente come il laboratorio della moderna democrazia, i cui effetti si dispiegherebbero pienamente grazie all’assenza di un’eredità aristocratica e del predominio dello spirito «democratico» sullo spirito «rivoluzionario». Ma anche l’America ha dovuto affrontare, al momento della guerra di Secessione, una violenta crisi che ha messo in luce opposizioni paragonabili a quelle che hanno dilaniato la Francia rivoluzionaria ed è dagli Stati Uniti democratici che sono venute, alla fine del XX secolo, nuove correnti radicali.
Prima di essere quella del Terrore, la Rivoluzione francese è quella dei diritti dell’uomo. Ma, come aveva ben visto Hegel, il suo sviluppo tormentato e tragico può anch’esso essere interpretato come l’espressione di una dialettica che è già presente nei princìpi e nella «superba aurora» del 1789. Nel bene o nel male, la democrazia francese è comunque sempre l’erede della Rivoluzione – e dell’Ancien Régime. Si vedrà qui che, su questioni non trascurabili per l’umanità moderna, questa eredità violenta ha potuto anche essere la fonte di una paradossale moderazione e di una versione civilizzata del progresso democratico.
La storia delle rivoluzioni democratiche è dunque una storia viva e attuale, e l’inesauribile dialogo tra le tradizioni che sono nate da esse è una delle condizioni imprescindibili della nostra libertà.
Philippe Raynaud è professore all’università Panthéon-Assas e membro senior dell’Istituto universitario di Francia. Ha diretto con StéphaneRials il Dictionnaire de philosophiepolitique(puf, 1996). In particolare, è l’autore di Max Weber et lesdilemmes de la raison moderne (puf, 2a ed., «Quadrige», 1996), di Le Juge et le Philosophe (Armand Colin, 2006), e di La politessedesLumières. Leslois, le mœurs, lesmanières (Gallimard, «L’Esprit de la cité», 2013).